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SIAMO SOLI  NELL'UNIVERSO?

In questo  spazio immenso, con miliardi di stelle in ogni galassia e con miliardi di  galassie, non è possibile che ci sia qualcun altro? Qualcun altro come noi (o  forse diverso da noi) che sta pensando la stessa cosa?
La vita è un fenomeno  che ha potuto verificarsi solo sulla Terra oppure anche altrove? E in tal caso  può essere nata anche su qualche altro pianeta una specie intelligente che abbia  dato origine a una civiltà tecnologica?
Quali risposte siamo in grado di  dare, con le conoscenze di oggi, a queste domande? Per la prima volta, infatti,  la scienza si sta affacciando su un paesaggio del tutto nuovo, grazie alle  conoscenze ora acquisite in biologia, astronomia, fisica, chimica e cosmologia.  E certi ricercatori cominciano a elaborare ipotesi e congetture stimolanti e di  grande interesse.
Cominciamo col chiederci quanto è grande l’Universo.  Lo spazio in cui siamo immersi è talmente grande,  talmente immenso, che c’è  quasi da spaventarsi a guardarlo con il  telescopio. Sappiamo tutti che la  Terra è meno di un granello di polvere, ma ogni volta che ci  misuriamo nei confronti dell’Universo  c’è da rimanere stupiti e quasi agghiacciati.
Dunque,  supponiamo che la  Terra sia grande come un chicco di grano. Ebbene,  la Luna si  troverebbe a 2  centimetri. Il Sole sarebbe già a 10 metri. Il pianeta Giove  a oltre 50  metri. Il pianeta Plutone a 400 metri. Poi usciremmo dal sistema  solare e, sempre immaginando che la Terra sia grande quanto un chicco di  grano, dovremmo viaggiare circa 1.000 chilometri prima di  incontrare la stella più vicina. Occorrerebbero poi oltre migliaia di chilometri  per incontrare altre stelle, tutte molto lontane tra loro, sparse  nell’Universo.  Con una panoramica d’insieme, supponiamo di riuscire ad inquadrare  duecentomila milioni di stelle: cosa avremmo? Avremmo soltanto l’immagine  della nostra Galassia, un’enorme isola di stelle. E nell’Universo  esistono miliardi di galassie, separate una dall’altra. Tutto questo ci  dà non soltanto l’idea  di come siamo piccoli, ma anche di  quanti altri corpi celesti esistano nell’Universo,  che noi non  conosciamo.
Infatti, guardando il cielo noi possiamo vedere soltanto otto  pianeti oltre la  Terra: quelli del nostro sistema solare, cioè quelli a qualche  metro da noi, per così dire. Tutti gli altri pianeti nell’Universo  non li possiamo vedere, neppure con i telescopi più sensibili, anche  se il telescopio spaziale Hubble ci ha dato di recente immagini convincenti di  un sistema solare in formazione.
Vediamo moltissime stelle, certo, perché  emanano luce propria, come lampadine accese: i pianeti, invece, no. I pianeti  sono spenti, l’unica  luce che emanano è quella  riflessa, come fa la  Terra e come fa anche la Luna. A una certa distanza, quindi,  non sono più visibili. È evidente, però, che con tutti questi miliardi di stelle  (cioè di soli) che esistono nell’Universo, qualche pianeta  che gira loro intorno dovrà pure esistere! In altre parole il cielo potrebbe  essere pieno di pianeti che non riusciamo a vedere.
La caccia ai nuovi  pianeti, dove potrebbe trovarsi la vita, viene effettuata oggi con vari  strumenti - fotometri, spettometri, tecniche astrometriche - che non rivelano  direttamente il pianeta, ma permettono di intuirne la presenza grazie a vari  indizi.
Si basano su un principio molto semplice.
Un pianeta che orbiti  attorno a una stella provocherà delle piccole perturbazioni, sia nel moto della  stella, sia nella sua luminosità, sia nella sua posizione. Misurando queste  piccole perturbazioni gli astronomi riescono a farsi un’idea  piuttosto precisa  dell’oggetto  che è vicino alla stella, ma che non si può vedere. L’ampiezza  delle perturbazioni può anche dare l’idea di quanto grande sia il pianeta,  mentre la loro periodicità e la loro frequenza indicano quanto il corpo celeste  è distante. Faccio un esempio. Se la situazione è fortunata, cioè se si è in  buona posizione, è possibile notare una diminuzione della luce stellare quando  il pianeta transita davanti al suo disco luminoso. Si tratta però di un evento  raro: poche ore ogni anno o decine di anni.
Se qualche astronomo osservasse  il Sole avrebbe solo poche ore ogni anno per capire che esiste la Terra. E poche ore ogni 12  anni per sospettare la presenza di Giove (Giove compie un’orbita  intorno al Sole ogni 12  anni).
In futuro ne sapremo forse di più sull’esistenza di altri pianeti,  e in tale caso potremo cominciare forse a valutare meglio se il nostro sistema  solare rappresenta un’eccezione,  o qualcosa di più comune.
I  pessimisti affermano che anche se altrove esistessero molti pianeti,  difficilmente potrebbero essercene di adatti alla vita, poiché le condizioni  favorevoli necessarie sarebbero troppe, dal momento che anche piccole differenze  di dimensioni, orbite, temperature (per non parlare poi del ruolo della Luna che  stabilizza l’inclinazione terrestre)  possono produrre effetti tali da rendere il pianeta inadatto alla vita.
Altri  invece sono molto più ottimisti: ritengono che già nel nostro Sistema solare  esistono due pianeti, Venere e Marte, che si trovano ai limiti di una zona dove  le condizioni possono essere favorevoli. E poiché esistono miliardi di stelle  come il Sole, le probabilità che ci siano pianeti nelle orbite giuste sono molto  alte.
Ritengo, però, che il problema fondamentale non sia quello di sapere  com’è  fatto l’Universo in cui si vive,  ma di comprendere soprattutto perché è fatto così e quale sia stata la sua  origine.
Quando si osservano con i moderni telescopi oggetti molto lontani,  bisogna pensare che tutto ebbe origine in un’epoca remota e  precisamente nei tempi in cui è partita la luce che ora osserviamo, Con  strumenti sempre più potenti si riesce quindi a intravedere come poteva essere  l’Universo  in epoche sempre più remote e perciò sempre più  vicine alla sua origine. Dobbiamo “scavare”  nel passato per poter  “vedere”  nel futuro!
Risalire  all’origine  del cosmo può rivelare, quindi,  la vita e la sua presenza al di fuori del pianeta Terra. Già Democrito nel IV  secolo a.C. pensava che innumerevoli stelle abitate fossero sparse  nell’Universo,  e Melidoro di Chio riprese queste idee: “Considerare  la Terra l’unico  mondo popolato nello spazio infinito è altrettanto  assurdo quanto affermare che in un intero campo seminato a grano crescerà una  sola spiga”.  Molti secoli dopo Giordano Bruno immaginò un Universo con i  relativi pianeti pieni di vita. Oggi parecchi astronomi condividono in parte  questo concetto e uno di loro, Deake, agli inizi degli anni Sessanta sviluppò  un’equazione,  detta del Green Bank (il telescopio che  servì alle sue ricerche si trovava in Virginia), con cui tentò di stimare il  numero delle civiltà extraterrestri arrivando a cifre davvero “astronomiche”.
Oggi  l’idea  che vi siano nello spazio altre forme di vita è  molto diffusa: si crede che ogni atomo del nostro corpo fu prodotto un tempo in  una qualche stella e in un qualche luogo dell’Universo.
Per quanto mi  riguarda: “Non  siamo soli!” Ed è questa certezza che mi  fa amare Dio.

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